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martedì 3 gennaio 2012

24x7

Liberalizzazione degli orari, apertura dei negozi 24 ore su 24. A parte che non andrei a comprare di notte, e vorrei tanto sapere se i costi di esercizio sarebbero compensati dalle entrate, mi piace mettermi nei panni non solo del potenziale utente ma anche di chi si troverebbe a lavorare in queste condizioni. Ci sono già tanti mestieri in cui è ovvio e naturale lavorare su turni (es. ospedali), altri in cui è economicamente giustificato anche se innaturale (es. fabbriche); secondo me un'operazione simile nel commercio è solo di facciata e al limite può essere utilizzata come vetrina pubblicitaria per le grandi catene, che giustificano il costo nella voce marketing (a spese della qualità di vita dei propri lavoratori, spesso con contratti cosiddetti atipici e ricattabili). Perché per un piccolo negozio con la sua clientela abituale non ha semplicemente senso. Anzi, i clienti entrano già a fatica nell'orario abituale, visto che i soldi nel portafoglio sono sempre meno. E poi riempiamoci la bocca di parole come imprenditoria femminile e incentivi alla fecondità, pari opportunità ecc. Ma una mamma commerciante potrebbe mai competere con un centro commerciale ? Che poi se gli esercizi commerciali diventassero 24x7 si creerebbe una reazione a catena sugli orari richiesti per tutta una serie di servizi collaterali: banche, poste, corrieri, asili (privati ovviamente) ... Ma alla qualità di vita dei nostri figli non ci pensiamo proprio mai ? Dobbiamo metterli al mondo perché passino tutto il loro tempo con estranei ? Oppure dobbiamo mettere sul piatto della bilancia (come sempre) lavoro vs. famiglia e scegliere una via a senso unico senza ritorno (se scelgo la famiglia abbandono il lavoro). E meno male che si parlava di dover utilizzare meglio le risorse femminili. Forse (com'era un tempo) solo finché giovani e nubili. Perché con queste premesse il mondo del lavoro diventerà sempre più inconciliabile (e non il contrario) con la maternità.

giovedì 27 ottobre 2011

Nonni (2) ovvero figli unici perché

Quoto il seguente post su Genitori Crescono:

http://genitoricrescono.com/italiani-figli-unici-perche/

Mi sono ritrovata molto nelle motivazioni delle statistiche.

Dalle esperienze che ho raccolto in giro, mi rendo conto che per far fronte alle esigenze di più figli è fondamentale il supporto dei nonni. Se con un solo figlio, pur facendosi in 4 (o in 8 !), in qualche modo si riesce a gestire il delicato equilibrio famiglia/casa/lavoro, con due (o più figli per le coraggiose) occorre un supporto esterno (non potendosi fisicamente sdoppiare): se devo stare con il nuovo arrivato perché lo sto allattando a richiesta, non posso accompagnare il primo a scuola.
Purtroppo non ho la fortuna di avere i nonni disponibili. Mi sto quindi allontanando dall'idea di avere un secondo pargolo, e avendo già superato la soglia dei 40 anni, so che non decidere significa decidere implicitamente, per raggiunti limiti biologici.

Le motivazioni: economiche, organizzative.

Primo.
Attualmente mi appoggio a un nido (sono dovuta tornare al lavoro quando Cucciolo aveva 10 mesi avendo utilizzato tutta la maternità che mi era consentita). All'inserimento Cucciolo si è ammalato tantissimo, un po' ho provato con baby-sitter, un po' (trovandomi male con la prima soluzione) sono stata a casa in permesso malattia figlio non retribuito. Avere 2 figli che si passano i malanni significherebbe duplicare i giorni non retribuiti.

Secondo.
Quando ero in gravidanza ho dovuto osservare periodi di riposo a letto per rischio aborto. Se avessi avuto un altro figlio da guardare, come avrei fatto senza nessuno che mi potesse dare supporto ?

Terzo.
A chi potrei lasciare Cucciolo durante il travaglio, il parto, la degenza in ospedale considerato che anche il papà sarebbe totalmente preso dall'evento, dal dare supporto pratico a me e alla nuova creatura ?
E' vero che a tutto si trova una soluzione, ma noi già con Cucciolo ci siamo trovati "scoperti" più di una volta appurando di poter contare esclusivamente sulle nostre forze. Varie persone (amici, parenti) ci hanno detto, in momenti non sospetti, "se hai bisogno chiamami pure" ma quando abbiamo chiamato, nessuna di queste persone si è resa disponibile. Una volta sono stata male e mi sono dovuta recare al Pronto Soccorso. Mio marito è rimasto a casa dal lavoro mentre mio papà mi portava in ospedale, abbiamo chiamato le persone che si erano offerte in teoria, ma nella pratica ... Era un'emergenza, eppure tutti hanno trovato qualcosa di più urgente da fare ...
Alla fine ci siamo resi conto che è facile parlare solo per far bella figura.

Quarto. Nido vs. Tata.
Ho fatto un po' di conti. Con il numero di ore che sto fuori casa, una tata mi costerebbe al mese almeno il doppio della retta mensile del nido. Anche contando i giorni persi al lavoro nel caso di malattia di Cucciolo (permessi non retribuiti), mi conviene di più stare a casa io se sta male, il resto del tempo va al nido.
Inoltre la tata è spesso una signora con buone intenzioni ma, mi si passi il termine, preparazione da auto-didatta (nelle migliori delle ipotesi), da quella che dava da mangiare a Cucciolo sul pavimento a quella che voleva mettergli la tachipirina 500 a 10 mesi.
Al nido le educatrici hanno un titolo di studio che le abilita a quella professione, senza contare gli stimoli e gli aspetti sociali legati al vivere in comunità, abbiamo visto in Cucciolo dei progressi al nido che a casa in compagnia di un solo adulto non avrebbe fatto.

Per quanto riguarda materne e nidi comunali/statali sono assolutamente insufficienti alla richiesta, abito in un quartiere popoloso e ad alta integrazione di stranieri e i meccanismi delle liste di attesa favoriscono comunque chi ha (o figura) a basso reddito penalizzando due genitori che lavorano entrambi, per cui alla fine si cerca la soluzione privata, anche per questioni di orario. Ad es. con il mio orario non riuscirei ad andare a prendere Cucciolo alle 17.30 (orario massimo di posticipo nel mio comune), dovrebbe andare la tata facendo prendere freddo al secondogenito e se questo fosse malato dovrei comunque uscire io in anticipo.

E' un dato di fatto che in questa nazione i nonni sostituiscono i servizi alle famiglie, chi non ha supporto rinuncia ad altri figli o al lavoro (cosa che personalmente non farei). Le statistiche sulla natalità sono un indice di questa situazione. Lo si comprende bene quando si tocca con mano.


Per fortuna anche i figli unici possono crescere bene.
Mi è di conforto il secondo post trovato su Genitori Crescono:

http://genitoricrescono.com/crescere-un-figlio-unico/